Una breve biografia di Germana Sommaruga

Germana Sommaruga si presenta come una donna semplice, uguale a tante altre. E’ stata insegnante nelle scuole medie del quartiere dove abitava a Milano. Frequentava la parrocchia per la messa quotidiana.

Nata a Cagliari il 25 maggio 1914, visse gli anni della fanciullezza nella casa dei nonni paterni, poiché la mamma era morta quando lei era molto piccola.
Aperta alla fede, scoprì ben presto il fascino del dono di sé agli altri e a soli 9 anni sognava di andare in un lebbrosario, per curare quelli che riteneva i più poveri tra i poveri: i lebbrosi.
I doni di grazia si sono innestati in una personalità vivace e riflessiva, acuta e critica, tenace, volitiva e al tempo stesso tenerissima; aperta al nuovo, in continua e appassionata ricerca del bene, Germana ha spesso precorso i tempi.

Nella giovinezza “incontrò” San Camillo de Lellis, attraverso la lettura di una sua biografia scritta dallo storico dell’Ordine, P. Mario Vanti; ne fu affascinata e decise di seguirne la spiritualità, che trasfuse più tardi nella fondazione di un Istituto secolare, con le varianti specifiche della sua personalità e della sua sensibilità di donna del suo tempo, e secondo la condizione di donna laica.
Negli studi universitari studiò e approfondì le opere, il pensiero, la figura di Camillo. Si laureò all’Università Cattolica di Milano, nella facoltà di magistero, discutendo una tesi sull’opera di S. Camillo nell’assistenza agli infermi e nella riforma da lui operata. Col passare degli anni ne divenne studiosa ed esperta, fino a pubblicare diverse biografie del Santo, oltre alla stesura in lingua corrente dei suoi scritti.

Una sera, il 6 gennaio 1936, ebbe un'intuizione. Ecco un suo scritto relativo a quel momento:
“Un’idea improvvisa, ancora non nitida, ma abbastanza precisa: restare nel mondo, dar vita a un movimento di laiche consacrate che, nel mondo, assistessero i malati nello spirito di S. Camillo, che penetrassero in ogni ambiente anche il più miserabile, e preparassero la via al sacerdote, a Cristo”.
L’intuizione della consacrazione secolare era chiara in lei, le modalità di attuazione ancora indefinite. In realtà si trattava di fondare un Istituto Secolare, solo che allora non esistevano ancora istituti di questo tipo.

L’incontro con il P. Angelo Carazzo, camilliano, nel 1937, fu determinante. Egli le promise il suo appoggio: fu animatore, sostegno, guida spirituale oltre che per lei anche per le prime persone che accolsero il suo progetto.

Intanto infuriava la seconda guerra mondiale (1940-1945): l’Italia era divisa in due e Germana cercava di raggiungere con ogni mezzo le missionarie della prima ora e quelle che man mano aderivano al suo progetto.
Anche in famiglia Germana ha molti problemi: muore il papà e il fratello maggiore; il fratello minore viene deportato in Germania. Insieme con la mamma (la seconda sposa del papà) Germana vive nelle ristrettezze fuori Milano fino alla fine della guerra, quando improvvisamente il fratello torna dalla prigionia.

Nel settembre 1945 moriva P. Carazzo. Mons. Giovanni Cazzani, allora arcivescovo di Cremona, seguì con paterna sollecitudine gli inizi dell’Istituto, fino a riconoscere, nel 1948, il nuovo Istituto secolare “Missionarie degli Infermi” di diritto diocesano. Attraverso varie tappe la Chiesa riconobbe negli anni successivi l’Istituto di Diritto pontificio.

Appena ottenuta la laurea in lettere (1938), presso il Magistero dell'Università Cattolica, ha lavorato come insegnante di Scuola Media Statale, convinta che il lavoro professionale è uno dei doveri primari della donna, nel mondo di oggi, e ha continuato fino al pensionamento (1977).

Seguirono anni di intenso lavoro e studio, non solo da parte di Germana, ma di tutte le missionarie da lei coinvolte nella ricerca della volontà di Dio per chiarificare questa nuova vocazione, nel presente e nel futuro, per rispondere ai “segni dei tempi”, ai bisogni dei sofferenti, alle attese dei più deboli. Intanto l’Istituto cresceva: dopo la fondazione in Francia e Belgio (1950-1951), furono accolte nuove vocazioni in America Latina e in Asia e negli ultimi decenni anche in Africa. Finché le è stato possibile, Germana ha seguito di persona le Fondazioni, anche dopo aver concluso il proprio servizio di presidente generale dell'Istituto (1973).

Tra le sue intuizioni c’è l’estensione della spiritualità e della missione dell’Istituto ad Associati che, nel loro stato di vita e rispettando i loro doveri primari, assumono un impegno di vita cristiana intensa, nell’amore ai sofferenti, amore che diventa operoso secondo le concrete condizioni e possibilità di ciascuno. Così hanno preso vita le Collaboratrici, le Comunità Familiari (coppie di sposi) “Cristo Speranza”.

Ha fondato un’associazione per l’assistenza a domicilio, gratuita per i non abbienti, in vari luoghi, precorrendo i tempi dei servizi pubblici.
Assieme ad altre amiche ha istituito un fondo per borse di studio a giovani desiderose di diventare infermiere.

Mise la sua esperienza e la conoscenza che le veniva dall’essere consultore della Congregazione per la Vita Consacrata (settore I.S. e per le Società di vita apostolica) (1978-1991), a servizio di tanti che a lei si rivolgevano. In questo modo ha potuto continuare lo studio della vocazione di consacrazione secolare che – secondo lei – deve ancora essere approfondito.

Nonostante l’indebolimento fisico e i dolori per un’artrite reumatoide, che non l’abbandonavano mai, fu infaticabile nel produrre materiale formativo per incontri e convegni, per riviste di spiritualità italiane ed estere, conferenze per la Radio Vaticana e libri pubblicati dall’O.R. e dalla SALCOM, la casa editrice dell’OARI (Opera Assistenza Religiosa agli Infermi), Associazione nella quale aveva collaborato fin dalla sua fondazione.

Gli ultimi anni di Germana sono stati di grande purificazione per il progressivo peggioramento del suo stato di salute.
Coerente con lo stile della scelta di vita, nel febbraio 1987 lasciò la sua abitazione di Milano per vivere in casa di riposo: prima a Rho, poi a Capriate (Bergamo) presso i Camilliani, dove concluse la sua esistenza terrena il 4 ottobre 1995.

La celebrazione delle esequie fu solenne nell’estrema semplicità della liturgia, partecipata da molti, vicini e anche dall’estero: Camilliani, sacerdoti, ospiti e personale della Casa di Riposo, persone dell’istituto, associati, amici. Le sue spoglie sono custodite nel cimitero di Capriate S. Gervasio.

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Ha vissuto e operato nel silenzio, ma molto si parla di lei, si cercano suoi scritti. Si vuole conoscere il suo pensiero sulla sofferenza, sulla fede necessaria per vivere, sulla speranza che può rinforzare tutti a sostenere le proprie responsabilità, insomma a vivere da cristiani che amano la vita, amano i fratelli, perché sono innestati nell’amore di Dio.

Crediamo di poter dire che Germana è stata un dono di Dio per noi, per la Chiesa, per il mondo.

Germana ha trovato nella preghiera, nel colloquio intimo con Dio, nella fiducia in Maria, la Madre del redentore, nella ricerca del Cristo nel vangelo il senso e la forza del vivere e dell’operare. Ha vissuto di fede e di speranza.

Nella speranza ha trovato una pace profonda anche se inquieta, la forza per riconoscere in Gesù il salvatore, Cristo Speranza per se stessa e per tutti. Se ne è fatta apostola instancabile appassionata fino alla fine delle sue energie. Ha scritto e parlato per tutti. Ha voluto che tutti sappiano che la speranza Cristo è per ognuno, a piene mani, sempre in qualsiasi condizione ci si trovi. Ha incoraggiato i dubbiosi, ha sostenuto i disperati, ha condiviso le pene con chi non vedeva un barlume di luce sul suo cammino. Ha visitato i colleghi di ospitalità nella casa di riposo anche quando non aveva quasi la voce, ma il sorriso sì, un tocco con la mano sì. Visite brevi, anche senza parole. Germana è una donna di speranza, con gesti piccoli come le briciole del pane...

Il 5 novembre 2010, Mons. Giuseppe Zenti, Vescovo di Verona, ha promulgato l’editto per l’apertura del processo di beatificazione e canonizzazione di Germana Sommaruga.

Per informazioni:
e-mail: aigermana@gmail.com